Medicina & differenze di genere: chi è più vulnerabile tra uomo e donna?

A livello sociale e lavorativo è prassi comune tenere monitorati i dati relativi alle differenze di genere, con lo scopo di tendere verso una società che garantisca ad ogni persona, uomo o donna che sia, un'equità di trattamento.

In medicina esistono differenze di genere naturali, dovute alle differenze biologiche tra i due sessi.
Ci siamo quindi chiesti: è possibile studiarle per migliorare ulteriormente le politiche di prevenzione e cura di ogni paziente?

differenze di genere

Tra uomo e donna esistono numerose differenze, alcune sono riconducibili a cause biologiche, altre ad aspetti legati alla nostra società e cultura.

In medicina queste differenze di genere influenzano aspetti importanti della vita e della salute e sono evidenziabili in particolare nella frequenza, sintomatologia e gravità di molte malattie, nelle esigenze nutrizionali e nelle risposte ai nutrienti e a sostanze chimiche presenti nell’ambiente, nella risposta alle terapie e nelle reazioni avverse ai farmaci, nonché negli stili di vita, nell’esposizione a tossici e nell’accesso alle cure.

Lo studio delle differenze di genere nella medicina moderna

Oggi, nell’era della medicina personalizzata, queste differenze di genere possono -anzi devono- essere monitorate e gestite per garantire ad ogni persona, che sia uomo o donna, la migliore cura, e rafforzare ulteriormente il concetto di “centralità del paziente” e di “personalizzazione delle terapie”.

A questo scopo nel 2019 il Ministero della Salute e il Centro di riferimento per la Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità hanno adottato il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di Genere, che introduce nel nostro sistema sanitario il concetto di “medicina di genere”, ovvero dello studio dell’influenza delle differenze biologiche, socio-economiche e culturali sullo stato di salute e di malattia di ogni persona.

Analizzando la letteratura scientifica esistente, il team di ricerca di Ciaodoc ha dunque indagato se queste differenze di genere siano riscontrabili anche nello sviluppo e nella cura delle patologie orali e come queste potrebbero essere studiate e monitorate per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Parodontite: cause e differenze di genere

Il genere è implicato come fattore di rischio per molte malattie sistemiche e croniche.

Da lungo tempo si cerca, per esempio, di comprendere quanto le differenze di genere possano influire sulla predisposizione all’insorgenza della parodontite. 

Oggi tuttavia sappiamo che la malattia parodontale è una patologia multifattoriale e infettiva e che la maggior parte delle ricerche scientifiche non è stata in grado di identificare differenze di genere notevoli nei batteri parodontopatogeni tra uomo e donna. 

Ma il genere, più che influire sulla sensibilità all’insorgenza, ne modula piuttosto decorso e aggressività, a causa di fattori indirettamente correlati al sesso. 

Se, da un lato, l’abitudine a fumo e alcol può aumentare l’incidenza della malattia negli uomini – nonostante, al giorno d’oggi, le abitudini sociali si stiano equiparando tra i due sessi-,  la variazione dei livelli di ormoni femminili, variabili a seconda del periodo della donna, rappresenta un altro importante parametro, talvolta protettivo e talvolta dannoso,, che non possiamo trascurare.  

Ancora, gli uomini sembrano mostrare un’igiene orale più scarsa rispetto alle donne, che sono in genere più attente all’igiene e all’estetica e cercano più spesso cure odontoiatriche rispetto ai maschi.

Tuttavia neanche queste considerazioni sono sufficienti per mostrare nette differenze di genere e la predilezione per un sesso piuttosto che un altro. 
Prendiamo quindi in considerazione i singoli aspetti che caratterizzano lo sviluppo della malattia parodontale nell’uomo e nella donna.

Fluttuazioni ormonali

Durante il ciclo di vita di una donna, si alternano condizioni infiammatorie gengivali coerenti con le fluttuazioni ormonali fisiologiche dei diversi stadi, come la pubertà, la gravidanza e la menopausa. 

Gli estrogeni, gli ormoni sessuali predominanti nelle donne, hanno ripercussioni sia a livello salivare (dal momento che i recettori per gli estrogeni si trovano anche sulle ghiandole salivari), con conseguente iposalivazione (xerostomia) e candidiasi, sia a livello parodontale che a livello della mucosa orale. 

Analizziamo quindi come questi si comportano durante i momenti nella vita di una donna che causano maggiori cambiamenti ai livelli ormonali di estrogeno e progesterone: la gravidanza e la menopausa.

Gravidanza

Durante la gravidanza l’aumento dei livelli di estrogeni è associato ad un aumento della prevalenza della gengivite.
Di solito questa inizia dal secondo al terzo mese di gravidanza e aumenta di gravità durante l’ottavo mese, per poi diminuire insieme alla brusca diminuzione della secrezione ormonale. 

Inoltre la gravidanza modula il sistema immunitario della madre: non necessariamente lo sopprime, però può far sì che le donne in gravidanza rispondano in modo diverso a diversi tipi di microrganismi. 

La gengivite associata alla gravidanza presenta segni clinici evidenti di infiammazione gengivale in presenza di una quantità relativamente piccola di placca. 

Inoltre anche il flusso di liquido crevicolare gengivale è elevato e aumentano anche la profondità di sondaggio e il sanguinamento al contatto.

Menopausa

Molte malattie croniche possono invece emergere dopo il calo dei livelli di estrogeni, come avviene in menopausa: nelle donne in post-menopausa aumenta l’incidenza e la gravità anche della malattia parodontale.

Inoltre la riduzione di estrogeni che si verifica in post-menopausa comporta anche uno squilibrio nel metabolismo osseo e rappresenta uno dei principali fattori favorenti la comparsa di osteoporosi e osteopenia. Le donne in post-menopausa con una bassa densità minerale ossea sistemica tendono infatti ad avere una maggiore perdita di osso alveolare e di attacco clinico. 

Quindi anche l’osteoporosi è considerata un fattore predisponente all’esacerbazione o alla persistenza della parodontite. 

Al contrario, nelle donne in premenopausa ormonalmente attive si evidenzia il ruolo positivo degli estrogeni, i quali mostrano effetti immunitari protettivi e antinfiammatori: per tale ragione le donne in questo periodo mostrano uno stato parodontale migliore rispetto agli uomini di pari età. 

Per la stessa motivazione, lo stato parodontale delle donne in postmenopausa, che peggiora a causa dell’indebolimento del segnale estrogenico, può essere migliorato dalla terapia ormonale della menopausa.

Effetti degli ormoni sessuali femminili

Mentre gli androgeni stimolano la proliferazione delle cellule epiteliali, gli estrogeni sono noti per regolare la proliferazione delle cellule del legamento parodontale, inclusi fibroblasti e cheratinociti, e promuovere la differenziazione delle cellule osteoblastiche.

L’estrogeno aumenta l’osteoprotegerina e sovraregola il fattore di crescita trasformante-beta, un inibitore del riassorbimento osseo che agisce direttamente sulle cellule osteoclastogenetiche per diminuirne l’attività e aumentarne l’apoptosi.

Al contrario, la carenza di estrogeni aumenta le cellule precursori degli osteoclasti. 

Anche i vasi sanguigni della gengiva, come avviene per la vascolarizzazione del sistema riproduttivo, rispondono agli ormoni steroidei sessuali.
Molte ricerche scientifiche hanno correlato l’aumento del flusso di fluido gengivale crevicolare con i periodi di fluttuazione degli ormoni steroidei femminili. 

I recettori degli ormoni steroidei sessuali non sono distribuiti in modo uniforme, ma si trovano concentrati in alcuni tessuti sensibili, noti come tessuti bersaglio

Questi sono localizzati anche nei tessuti parodontali. 

Il parodonto è pertanto dotato di tutti i macchinari enzimatici necessari per metabolizzare gli ormoni steroidei sessuali ed è stata registrata una maggiore attività metabolica nei tessuti parodontali infiammati

Differenze di genere: c’è disparità tra uomo e donna?

La ragione principale per la quale è così complicato comprendere quale sia il peso delle differenze di genere nella predisposizione alla parodontite risiede nella difficoltà di eliminare gli elementi confondenti nei vari studi scientifici che si svolgono.

Il rapporto che vi è tra genere e parodontite è infatti mediato da altri fattori, solo indirettamente legati al sesso, come possono essere le abitudini di vita, l’attenzione alla cura di se stessi, gli aspetti ormonali, l’età.

Se non tenessimo in considerazione le oscillazioni ormonali che si verificano nella donna, che la proteggono o la espongono alle conseguenze della parodontite, i meccanismi attraverso cui agisce la patologia parodontale sono i medesimi tra i due generi.
I fattori di rischio e protettivi si eguaglierebbero, appianando le differenze di genere tra i due sessi. 

La valutazione ormonale rispecchia piuttosto un aspetto legato all’età e ad alcuni stadi fisiologici, tipici della donna, ma che vanno valutati come elementi e realtà a sé stanti. 

Ciaodoc, lo strumento ideale per migliorare l'esperienza del paziente.

Conclusioni

Il genere è intrinsecamente un fattore di rischio molto complesso che può svolgere un suo ruolo attraverso diversi meccanismi. 

In questo momento non possiamo però oggi ascrivergli un ruolo assoluto, come fattore predisponente all’insorgenza della patologia parodontale, seppur le ricerche stiano proseguendo e potrebbero un giorno approdare a delle conclusioni differenti. 

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